Francigena del Sud

LA VIA FRANCIGENA NELLA STORIA

Nel Medioevo erano molti coloro che decidevano di mettersi in viaggio per motivi devozionali o penitenziali verso le più importanti mete della religiosità cristiana. Tre erano le destinazioni di maggior prestigio per questa umanità migrante: Roma, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo; Santiago de Compostela, alla volta della tomba dell’apostolo San Giacomo; Gerusalemme, la Terra Santa. E tre simboli differenti accompagnavano i diversi viandanti: la conchiglia per i pellegrini diretti a Santiago de Compostela, la croce o la palma per quelli che andavano a Gerusalemme, la chiave per coloro che si dirigevano alla volta di Roma.

Il percorso che i pellegrini provenienti dalla Gran Bretagna o dal nord della Francia percorrevano per raggiungere Roma prese il nome di Via Francigena, cioè dei francesi; anticamente era chiamata Via Francesca o Romea, e talvolta era anche detta Franchigena.

È il tragitto di un pellegrinaggio compiuto per la prima volta da Sigerico arcivescovo di Canterbury nel 990, che in una sorta di diario narrò le vicende del suo viaggio di ritorno da Roma a Canterbury in Inghilterra, dopo aver ricevuto il mantello vescovile dal Papa. Sigerico compì il tragitto in 79 tappe, percorrendo ogni giorno la distanza media di circa 20 chilometri.

Dopo l’interesse suscitato dalla “riscoperta” del Cammino di Santiago de Compostela negli anni ’70, anche in Italia è nato e si è sempre più sviluppato l’interesse per la Via Francigena. Ovviamente l’antico percorso giaceva quasi interamente sotto l’asfalto delle moderne vie di comunicazione che, nel corso dei secoli, si erano sviluppate sul tracciato di quelli che furono i principali assi stradali dell’età romana e del Medioevo.

Il percorso si sviluppa per la lunghezza di circa 1.600 chilometri: da Canterbury si giunge a Dover per attraversare la Manica; da Calais si attraversa la Francia e la Svizzera per giungere fino alle Alpi, che vengono attraversate al colle del Gran San Bernardo. Sul territorio italiano la via Francigena si sviluppa per circa 900 chilometri partendo dalla Val d’Aosta, scendendo poi verso Vercelli e attraversando Pavia, Piacenza e Parma. Valicati gli Appennini, da Pontremoli si scende a Lucca, San Gimignano, Siena e Viterbo, per giungere a Roma.

LA VIA FRANCIGENA DEL SUD

Camminare i primi 100 km da Fossanova  verso Roma – una duplice direttrice, a cavallo delle provincie di Roma e Latina.

Da Fossanova si potrà scegliere di giungere a Roma percorrendo la via principale con valenza storica e archeologica, che nasce ad Artena e prosegue per Segni, Montelanico, Carpineto, Roccagorga e Priverno; oppure scegliere una variante più interna comunemente conosciuta come la “Via di San Tommaso d’Aquino”, che raggiunge per l’appunto l’abbazia di Fossanova dopo aver toccato Giulianello, Cori, Ninfa, Norma, Sermoneta, Bassiano e ancora Priverno – dove i due percorsi si congiungono e ne formano uno solo fino a Sonnino e per i secondi cento chilometri verso Cassino.

TAPPE DELLA VARIANTE “SULLE ORME DEI PAPI”

 Prima tappa della variante (14 km):

Abbazia di Fossanova (17 m. slm) – Maenza (358 m. slm)

Partendo dall’Abbazia di Fossanova, dove abitò e morì San Tommaso D’Aquino nel 1274, si raggiunge Priverno e da qui l’importante sito archeologico dell’antica Privernum romana, punto di notevole interesse.

Si prosegue poi alla volta della piccola cittadina di Maenza, che si raggiunge in 6 km. Un percorso collinare che conduce a circa 400 metri slm (negli ultimi due chilometri il dislivello è di circa 250 metri) dove si erge il suggestivo paese lepino, dominato dall’imponente Castello baronale dove fu ospite S. Tommaso D’Aquino nei giorni che ne precedettero la morte. All’interno del borgo si può ammirare la Loggia dei Mercanti o Piazza Coperta dove potevano trovar riparo per la notte i pellegrini che arrivavano in paese quando già le porte erano state chiuse.

Prima di giungere a Maenza si può scegliere di deviare in direzione di Roccagorga (289 m. slm), dominata dall’eremo di Sant’Erasmo a circa 900 metri slm, un nuovo edificio che conserva la statua e le reliquie del Santo, costruito accanto ai ruderi dell’eremo medievale.

Seconda tappa della variante (16,700 km):

Maenza (358 m. slm) – Carpineto Romano (604 m. slm)

Una bella camminata per lo più in fondo valle, in un ambiente naturale immerso nel verde. Si comincia con la discesa da Maenza (o da Roccagorga per chi in precedenza ha voluto fare la deviazione) al fondo valle, si risale poi su un percorso con un fondo molto differenziato: sentieri, carreggiate, brevi tratti cementati e talvolta anche asfaltati. Attraversata la statale Carpinetana in corrispondenza del “Ponte Retara”, si prosegue in un boschetto fino al valico a 700 metri sl.m. per poi scendere per un breve tratto su una larga strada. Questa continua con un sentiero in discesa che avanzando si allarga e si consolida man mano che ci si avvicina a Carpineto Romano. Dal punto di vista naturalistico, Carpineto è un’oasi naturale di straordinario valore, di origine carbonatica, con un paesaggio caratterizzato da suggestive doline ed inghiottitoi, con una vegetazione dominata da splendide formazioni di lecci, faggi, carpini e castagni, mescolati a formazioni boschive anche rare come il “taxus baccata”. Nel centro storico, sovrastato dal palazzo degli Aldobrandini, particolarmente suggestiva è la chiesa di San Michele Arcangelo ai piedi della Torre Campanaria che ospita un dipinto (Flagellazione) ascrivibile a Giulio Romano. La città di Carpineto Romano è ricordata per aver dato i natali a Leone XIII, il pontefice della “Rerum Novarum”.

Terzo tratto della variante (22 km):

 Carpineto Romano (604 m. slm) – Segni (668 m. slm)

Bellissima tappa di montagna, impegnativa per il dislivello. Tuttavia la bellezza dei panorami e l’ambiente “alpino” compensano ampiamente la fatica.  Si gode la vista delle maggiori cime dei Monti Lepini ma anche il tranquillo ambiente delle valli popolato da molti animali allo stato brado. Il tratto iniziale appare impegnativo, poi si ha un lungo percorso in discesa e sull’ampio piano del fondo valle, che porta prima al Campo di Montelanico ed oltre al Campo di Segni.

Nel primo Campo, in corrispondenza ad un laghetto/riserva d’acqua, si prende un sentiero che scende nel bosco fino ad una strada che in un paio di chilometri porta a Montelanico (297 m. slm). Visitando il paesino ci si trova circondati da secolari castagneti e sovrastati dal Monte Pruni, sulla cui cima giacciono i resti di un antico castello, e da cime montuose quali il Monte Croce, il Monte Lupone, il Monte Capreo ed il Monte Semprevisa (1.500 mt.). Entrando nel paese si scorge la Fontana dei Putti di E. Biondi in piazza Vittorio Emanuele, sulla quale si erge la chiesa di San Pietro Apostolo situata nel punto dove anticamente si apriva la porta principale del castello. Uscendo dal paese e raggiungendo il torrente Rio, prima di inoltrarsi all’ombra di piante secolari in direzione dell’antica Signia (oggi Segni) si scorge la chiesa di Santa Maria del Soccorso.

Proseguendo si arriva all’ampia distesa del Campo di Segni. Poi un bel sentiero roccioso molto panoramico porta alla cittadina che, situata a ridosso del Monte Pianillo, si affaccia e domina la Valle del Sacco.

Ricca di tradizione e storia, vanta testimonianze archeologiche e storiche che meritano attenzione: al periodo romano risalgono le poderose mura poligonali che cingono l’Acropoli, maestosa nella sua struttura è la Porta Saracena della fine del V secolo a.C., degna di nota è la chiesa di San Pietro del XIII secolo, che sorge dove un tempo era il tempio romano e nei pressi della quale è una grande cisterna romana databile al III sec. a.C.. Durante il pontificato itinerante Segni fu spesso sede papale sotto i pontefici Eugenio III, Lucio III e Alessandro III: quest’ultimo durante il suo soggiorno nella cittadina lepina canonizzò il martire inglese Tomas Beckett, arcivescovo di Canterbury (anno 1173).

Quarto tratto della variante (22 km):

 Segni (668 m. slm) – Artena (420 m. slm)

Da Segni si risale l’erto sentiero di montagna per raggiungere il Campo di Segni e scorrendolo tutto, si entra in un bosco dove un sentiero stretto ma ben marcato fa godere la bellezza del luogo. Si arriva alla strada provinciale che conduce a Rocca Massima (790 m. slm), la più alta cittadina dei monti Lepini, arroccata su un promontorio roccioso che domina con un superbo panorama la pianura sottostante. Il suo centro di origine medioevale è caratterizzato da un’architettura elegante e accurata; degna di nota è la chiesa di San Michele Arcangelo che ospita ogni anno il festival organistico.

Dal centro storico di Rocca Massima si scende attraverso un tratto di territorio coltivato e ricco di castagneti, risalendo poi lungo una strada cementata si prosegue verso terreni a pascolo. Raggiunta la sella, si scende verso “Serrone delle Conche” con qualche arbusto di troppo e si raggiunge Artena. Il centro storico, abbarbicato alla roccia sulla quale sorge, e’ famoso per il pregevole patrimonio architettonico ed archeologico, per le rampe ed i vicoli stretti e percorribili ancora oggi solo a piedi o a dorso di mulo. L’Acropoli volsca, conosciuta con il nome di “Piano della Civita, conserva notevoli resti di mura poligonali ciclopiche della città preromana. Nel Medioevo fu soggetta al dominio di varie famiglie, tra cui i Colonna, gli Orsini e i Borghese. Uno di fronte all’altro, in piazza della Vittoria, si ergono il palazzo Borghese e il Palazzetto del Governatore opere del Vesanzio tra il XVI e XVII sec. Nelle vicinanze è possibile visitare la chiesa del Rosario situata all’inizio del borgo medievale e quella di San Francesco.

Quinto tratto della variante (21 km):

 Artena (420 m. slm) – Velletri (332 m slm)  

La tappa presenta una certa varietà di paesaggio e di dislivello altimetrico. Partendo dal centro storico di Artena, si attraversa un tratto impegnativo all’interno del Parco Regionale dei Castelli Romani, nel territorio del Comune di Lariano, fino a giungere nel centro urbano di Velletri.

Lasciato il paese di Artena si giunge all’area di sosta dell’Ontanese, nel Parco RegionaleEntrando nel verde del bosco, salendo di quota, si percorre il sentiero A1 Fonte Donzelletta/Maschio d’Ariano. Giunti alla Fonte del Turano, si scende verso la via Lata per giungere infine a Velletri, rinomata per i suoi vigneti.

La città trae origine dal popolo dei Volsci e nel 338 a. C. fu occupata dai Romani che la fecero Municipio; è sede vescovile dal V sec. d. C. Molti sono i beni culturali all’interno del centro storico: nel percorso che porta dal Palazzo Vescovile a piazza Garibaldi, incontriamo il Palazzo del Comune (che ospita il Museo Civico Archeologico), la chiesa di Santa Maria del Trivio e la Torre del Trivio.

Da Velletri il cammino prosegue verso Roma percorrendo la quinta tappa (Velletri – Castel Gandolfo) e la sesta tappa (Castel Gandolfo – Roma) del percorso principale.