Settore 7

Con il contributo delle Sezioni CAI di :  Colleferro, Frosinone e Latina

Include l’area dei Monti Lepini e il monte Circeo, interessando parte delle province di Roma, Latina e Frosinone. Il confine del settore segue la strada 207 da Anzio ad Aprilia, una linea retta da Aprilia a Velletri, la strada 600 da Velletri per Artena a Colleferro, il corso del fiume Sacco da Colleferro a Frosinone, la strada 156 dal ponte sul Sacco presso Frosinone fino a Prossedi, il corso del fiume Amaseno da Prossedi fino alla foce (Porto Badino) ed infine la costa da Terracina ad Anzio.
I Monti Lepini – tutelati dalle Comunità Montane dei Monti Lepini – sono composti da due sottocatene principali: una sud-occidentale (la maggiore) e l’altra nord-orientale, divisi dalla profonda e incassata Valle Carpinetana, vero e proprio corridoio tra il versante settentrionale e quello meridionale la quale prende origine ad ovest di Paliano restringendosi nella “Bocca di Montelanico”, prosegue salendo per Carpineto Romano- al centro della vallata omonima – fino al passo di Cona Selvapiana (600 metri s.l.m.) e si getta verso sud sfociando sulla Media Valle dell’Amaseno, al confine nord del territorio comunale di Priverno.

La prima catena, lunga 30 km, con andamento da nord-ovest a sud-est, ha origine ad oriente dei Colli Albani ed assume una sua definizione più netta a partire dalla vetta del Monte Lupone (m 1378); quindi prosegue lungo lo spartiacque (sud-est), con una serie di rilievi minori: Colle Piano, Il Monte, Colle la Costa, Colle Zappetella, Monte Gorgoglione (m 928), Monte Perentile (m 1022).

La sequenza altimetrica è interrotta dal Passo della Fota, valico mulattiero di comunicazione fra il versante pontino e quello interno della catena; quindi riprende quota con il Monte Belvedere (m 1258), il Monte Capreo (m 1356), il Monte Erdigheta (m 1336), dopo il quale si stende la Sella del Semprevisa (m 1536), che domina Camporosello. Da qui il crinale prosegue per fitte faggete culminando nella vetta della Semprevisa (m 1536) e ridiscendendo poi, verso il territorio di Roccagorga, con le cime più meridionali: Monte la Croce (m 1429), Monte Erdigheta (m 1336), Monte Pizzone (m 1313), Monte della Difesa (m 923).

La catena nord-orientale, lunga 25 km, procede da nord a sud. Si forma nella zona fra Sgurgola e Gorga, sul confine fra le province di Roma e Frosinone, e si definisce a partire da Monte Filaro (m 1230); procede quindi attraverso una densa teoria di rilievi: Monte Favilozzo (m 1283), Rocca San Marino (m 1387), Monte Alto (m 1416), Sprone Maraoni (m 1328), Monte Malaina (m 1480); e, proseguendo al di là del pianoro di Santa Serena: Monte Gemma (m 1457), Monte Salerio (m 1439), Monte Acuto (m 827), Monte Sentinella (m 1110), Monte Cacume (m 1095) e Monte Calvello (m 935).

Al di là di queste due sottocatene principali, vi sono dorsali meno rilevanti; in particolare alle propaggini meridionali della catena principale, verso la Pianura Pontina, si presentano numerose elevazioni minori: Monte Arrestino, Monte Forcino, Monte Fulcino, Monte Rotondilio, Monte Della Bufala e molti altri.

Da un punto di vista geomorfologico, queste montagne sono caratterizzate da pronunciati fenomeni carsici. Per questo motivo, su questo territorio non è infrequente trovare voragini,grotte e pozzi, che costituiscono motivi d’interesse speleologico fra i più rilevanti del Lazio e di tutta l’Italia centrale.

In particolare meritano menzione i seguenti:

Ouso di Passo Pratiglio (Supino) profondità oltre 900 m (la più profonda della regione)
Ouso della Rava Bianca (Carpineto Romano), profondità 710 m
Inghiottitoio di Campo di Caccia (Gorga), profondità 610 m
Occhio della Farfalla (Carpineto Romano), profondità 450 m
Grotta dell’Erdigheta (Carpineto Romano), profondità 450 m
Grotta del Rapiglio
Abisso Consolini (Carpineto Romano), inghiottitoio verticale, profondità circa 550 m
Ouso di Pozzo Comune profondità quasi 200 m
Pozzo del Frigorillo
Grotta del Faggeto profondità 315 m
Scorrendo in sequenza le due catene emergono:

Scorrendo in sequenza le due catene emergono:

  • Monte Lupone (m 1378)      coordinate 41°38′44.16″N 12°59′09.6″E
  • Monte Perentile (m 1022)   coordinate 41°36′22.36″N13°02′10.64″E
  • Monte Belvedere (m 1258)  coordinate 41°34′59.99″N13°04′00.01″E
  • Monte Caprea (m 1421)
  • Monte Ardicara (m 1440)
  • La Semprevisa (m 1536)      coordinate 41°34′N 13°05′E
  • Monte Erdigheta (m 1336)  coordinate 41°33′16.92″N13°06′49.68″E
  • Monte della Difesa (m 923)
  • Monte Malaina (m 1480)     coordinate 41°36′18″N 13°09′03.6″E
  • Monte Caccume (m 1095)    coordinate  41°34′25.68″N13°13′50.88″E
  • Monte Gemma (m 1457)       coordinate 41°35′30.34″N13°11′07.44″E

 

ELENCO SENTIERI REGISTRATI – SETTORE 7

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Sentiero

Sez. CAI

Comp.

Denominazione itinerario Diffic. Sviluppo km Tempo percorr. Dislivello Salita Dislivello Discesa Tempo percor. Dislivello Salita Dislivello Discesa
          andata Andata Andata ritorno ritorno ritorno
          hh.min m m hh.min m m
700 Alta via dei Monti Lepini E 46,00 18,00 2800 3300 0,00 0 0
701 Latina Selva di Cori – Monte Lupone E 5,70 2,50 800 50 2,00 50 800
702 Colleferro Campo di Segni – Monte Lupone E 4,00 2,00 533 0 1,40 0 533
703 Colleferro Volubro (Campo di Montelanico)-Costa delle Tombelle T 0,50 0,15 52 0 0,10 0 52
704 Latina Ospedaletto-sella dell’Ardigheta (M. Lupone) E 5,40 2,35 700 100 2,20 100 700
705 Colleferro Rocca Massima-Monte Lupone E 6,90 3,00 690 70 2,30 70 690
706 Latina Valle Vacche (Cori) -Valle dell’Inferno – Monte Ardigheta (M. Lupone) E 6,00 3,20 870 20 2,30 20 870
707 Colleferro Pian delle Faggeta-Acqua di Mezzavalle- Monte Capreo E 3,60 1,50 523 10 1,30 20 523
707a Colleferro Sella dell’Ardigara- sella del Semprevisa T 0,70 0,15 30 10 0,15 10 30
707b Colleferro Acqua di Mezzavalle Fonte del Sambuco E 3,30 1,15 230 90 1,00 90 230
708 Colleferro Pian delle Faggeta Monte Pizzone E 4,50 2,50 417 15 2,00 15 417
708a Colleferro Pian delle Faggeta raccordo con CAI708 E 2,50 1,15 160 0 0,40 0 160
709 Latina Sant’Erasmo-Semprevisa EE 4,80 2,40 730 30 2,10 30 730
710 Latina Fosso Sant’Angelo-Semprevisa E 6,00 3,00 975 40 2,40 40 975
711 Latina Longara – Monte Fulcino – 710 E 5,90 2,20 550 15 1,50 15 550
712 Latina Longara-Valle Naforte- Monte La Croce E 4,10 3,10 870 10 2,30 10 870
713 Colleferro Fontana La Fata (Carpineto)-Sorgente Rapiglio E 5,00 2,00 320 150 1,50 150 320
714 Latina P.te Vado La mola-Sella dell’Ardigara E 12,00 5,15 1200 100 4,05 100 1200
716 Colleferro Il Volubro (Campo di Montelanico)- Croce di Capreo E 6,80 3,20 818 40 3,00 40 818
717 Colleferro Raccordo CAI 720 con CAI 718 E 2,00 0,50 132 90 0,50 90 132
718 Frosinone Pian della Croce-Monte Malaina E 2,60 1,30 385 0 1,10 0 385
719 Colleferro Cona di Selvapiana – Monte Malaina E 5,50 2,30 800 50 2,00 50 800
720 Colleferro Gorga-Sprone Maraoni E 7,50 3,00 600 100 2,30 100 600
721 Frosinone Morolo – Sprone Maraoni E 5,00 2,40 900 10 1,50 10 900
722 Frosinone Pian della Croce (Fonte di Santa Serena)-Casale Scarana T 2,00 0,40 40 50 0,40 50 40
723 Frosinone Pian della Croce-Monte Gemma E 3,20 1,30 450 40 1,00 40 450
724 Frosinone Cona di Selvapiana – Monte Gemma E 7,50 3,30 780 40 3,00 40 780
724a Frosinone Raccordo CAI 719 – CAI 724 T 0,50 0,10 40 40 0,10 40 40
725 Latina Valico valle di Monteacuto-Monte Gemma EE 2,20 2,10 730 10 1,40 10 730
726 Frosinone Patrica-Monte Cacume E 3,80 2,10 690 0 1,20 0 690
727 Frosinone Supino-Monte Cacume E 6,00 2,50 780 140 2,10 140 780
728 Frosinone Fontana Canali_ Monte Semprevisa E 3,50 2,00 680 0 1,50 0 680
729 Colleferro Km 24 SR629 (valle casale)- Monte Malaina E 5,50 2,30 890 890 2,10 90 890
730  Latina  Valico valle di Monte Acuto-Monte Cacume E  6,20  2,30 400 50 2,00 50 400
731 Colleferro Sentiero De Paolis (Campo di Segni-CAI 705) E 3,50 1,20 350 50 1,10 50 350
732 Colleferro Sentiero Storico via della Mola E 4,00 2,40 457 0 2,00 0 457
733 Frosinone Monte Siserno da Fontana del Gatto E 3,50 1,45 520 0 1,20 0 520
SENTIERI  di COMPETENZA   ENTE  PARCO
750 Latina Giro completo Circeo EE  10,60 5,00 350 750 4,00 750 750
750a Latina Monte Circeo da Torre Paola EE  4,9 1,40 350 30 1,20 30 570
750b Latina Monte Circeo dalle Crocette EE  3,7 2,10 400 160 2,00 160 350

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Gradi di difficoltà dell’escursionismo

T = Turistico – Itinerario su stradine, mulattiere o larghi sentieri. I percorsi generalmente non sono lunghi, non presentano alcun problema di orientamento e non richiedono un allenamento specifico se non quello tipico della passeggiata.

E = Escursionisti – Itinerari su sentieri od evidenti tracce in terreno di vario genere (pascoli, detriti, pietraie…). Sono generalmente segnalati con vernice od ometti (pietre impilate a forma piramidale che permettono di individuare il percorso anche da lontano). Possono svolgersi anche in ambienti innevati ma solo lievemente inclinati. Richiedono l’attrezzatura descritta nella parte dedicata all’escursionismo ed una sufficiente capacità di orientamento, allenamento alla camminata anche per qualche ora.

EE = Escursionisti Esperti – sono itinerari generalmente segnalati ma con qualche difficoltà: il terreno può essere costituito da pendii scivolosi di erba, misti di rocce ed erba, pietraie, lievi pendii innevati o anche singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata (uso delle mani in alcuni punti). Pur essendo percorsi che non necessitano di particolare attrezzatura, si possono presentare tratti attrezzati se pur poco impegnativi. Richiedono una discreta conoscenza dall’ambiente alpino, passo sicuro ed assenza di vertigini. La preparazione fisica deve essere adeguata ad una giornata di cammino abbastanza continuo.

EEA = Escursionisti Esperti con Attrezzatura – Vengono indicati i percorsi attrezzati (o vie ferrate), richiedono l’uso dei dispositivi di autoassicurazione. (su questo settore non ci sono gradi di questo tipo)

 

CONSIGLI PER GLI ESCURSIONISTI

L’escursione

Scegli itinerari in funzione delle tue capacità fisiche e tecniche, documentandoti adeguatamente sulla zona da visitare.
Di preferenza non intraprendere da solo un’escursione in montagna e in ogni caso lascia detto a qualcuno l’itinerario che prevedi di percorrere.
Il segreto per coprire grandi distanze è un ritmo costante, senza strappi, arresti o partenze improvvise, dettato dal proprio allenamento e dalle proprie capacità fisiche.
All’inizio dell’escursione bisogna imporsi un passo moderato così da scaldare progressivamente i muscoli e superare senza danni la parte più dura: la prima ora di cammino. Si deve adottare sempre un ritmo di marcia coordinato con quelli della respirazione.
Sono da evitare le lunghe pause perché, oltre a danneggiare la muscolatura, causano un nocivo raffreddamento generale del corpo.
Quando si cammina il corpo deve rimanere verticale, con il baricentro perpendicolare ai piedi; in discesa e in salita anche leggermente inclinato in avanti. Non bisogna sbilanciarsi all’indietro: è il movimento migliore per scivolare.
Se cammini in gruppo prevedi tempi di percorrenza in relazione agli escursionisti più lenti.
Informati sulle previsioni meteo e osserva costantemente lo sviluppo del tempo.
Non rischiare, nel dubbio torna indietro.
Riporta a valle i tuoi rifiuti.
Rispetta la flora e la fauna.
Evita di uscire dal sentiero e di fare scorciatoie.
Rispetta le culture e le tradizioni locali.
Camminate ad occhi aperti, osservando l’ambiente che ci circonda, imparando ad amarlo, a rispettarlo e a vivere in esso con equilibrio ed armonia………… Lo sapevate che in un anno un ettaro di bosco può liberare nell’aria 20 tonnellate di ossigeno, 3.500 tonnellate di acqua e fissarne 10 di carbonio dall’anidride carbonica dell’atmosfera ?

Che cosa mi metto?

Le condizioni del tempo in montagna possono essere molto variabili e possono cambiare, improvvisamente, più volte anche nel corso della stessa escursione. Pertanto devi essere in grado di affrontare il caldo o il freddo, il vento o la pioggia. Durante l’escursione devi avere con tè tutto ciò che ti può servire (quello che non indossi subito, lo metti nello zaino).
Per un’escursione a media quota occorrono: scarponi con suola scolpita, robusti, da escursionismo, che ti proteggono fino alla caviglia; calze di lana; calzini di cotone; pantaloni lunghi; maglietta (con ricambio); camicia; maglione di lana (o due maglie leggere); giacca a vento; berretto di lana e/o di tela per il sole; guanti di lana; mantella per la pioggia.
Durante le soste copriti subito e alla fine dell’escursione non tenerti addosso i vestiti bagnati dal sudore. Lascia in macchina o sull’autobus quanto serve per cambiarti: scarpe, calzini, maglietta, tuta.

Cosa mangio e cosa bevo?

Camminando in montagna consumi molte energie: ci vuole dunque una corretta alimentazione adatta a reintegrarle senza appesantirti o impegnare il corpo in una difficile digestione. A casa fa una abbondante colazione, ricca prevalentemente di carboidrati e zuccheri: biscotti, pane, burro, marmellata o miele, latte, frullato o te zuccherato e frutta fresca.
Nello zaino metti (quantità modiche, in base ai gusti e alle esigenze personali):

  • due o tre panini imbottiti (prosciutto, formaggio o simili), evitare gli insaccati;
  • parmigiano; cracker, biscotti;
  • frutta fresca;
  • frutta secca o disidratata;
  • una tavoletta di cioccolato fondente;
  • acqua in abbondanza, secondo la stagione.

Conviene riporre tutto o almeno gli alimenti che si possono schiacciare, in un contenitore di plastica.
Con il sudore se ne vanno liquidi e sali indispensabili per l’organismo: devi bere poco ma spesso, anche se non ne senti il bisogno. Non dimenticare quindi di avere sempre acqua nella tua borraccia riempiendola quando trovi sorgenti, per non rischiare di essere senza proprio quando ti serve. Utili gli integratori salini in bustina. Evita invece le bevande in lattina che comportano, tra l’altro, un inutile ingombro.
A casa, la sera, fai una bella cena (minestrone di verdure con pasta o riso, pastasciutta con condimenti leggeri verdure cotte, ecc.) e bevi abbondantemente (succo di ananas o pompelmo ecc.) per reintegrare i sali persi con il sudore.

Lo zaino

Non usare borse, sacchetti e simili: non sono pratici e adatti per una escursione in montagna.
Lo zaino è indispensabile: permette di trasportare comodamente tutto ciò che ti serve. Scegline uno di misura media: per l’escursionismo di base è sufficiente acquistarne uno da 45-55 litri.
Lascia a casa il superfluo: lo appesantirebbe e aumenterebbe la tua fatica. Non lasciare però a casa quello che ti serve veramente.
Devi mettere nel tuo zaino tutto il necessario e solo il necessario:

  • indumenti non indossati;
  • cibo e bevande;
  • borraccia;
  • crema protettiva;
  • qualche cerotto, garze, disinfettante;
  • fazzoletti di carta;
  • coltellino multiuso;
  • cartina topografica della zona, bussola e altimetro;
  • pila (se è previsto il pernottamento);
  • sacchetto per riportare a valle i tuoi rifiuti;
  • telefono cellulare;
  • tessera CAI.

Il tempo

La nebbia costituisce uno dei maggiori problemi per l’escursionista, specialmente in alta montagna quando, su tratti innevati, compare in banchi improvvisi e imprevisti. Fenomeno comune in montagna in qualsiasi stagione, anche in estate, la nebbia, o meglio le nuvole basse, rendono difficile la vista dell’itinerario e, a lungo andare, disorientano anche chi è pratico della zona. Le conseguenze sono immaginabili: trovarsi in terreni sconosciuti, di fronte a difficoltà impreviste, e talora insuperabili, come balze e pareti, con dispendio di tempo, energie e rischio di bivacco in luoghi inospitali. E’ opportuno, prima che arrivi la nebbia, stabilire la propria posizione con l’uso della carta, dell’altimetro e della bussola e la direzione da seguire. Spesso è saggio tornare sui propri passi.

Il caldo, oltre che ostacolare la marcia, può provocare eritemi solari, arrossamenti della cute, colpi di calore o di sole, che si manifestano con cefalea, vertigini, nausea, vomito e febbre alta. Tali problemi vanno prevenuti con una protezione adeguata del corpo, sia per quanto concerne l’abbigliamento – indispensabile il cappello – che con l’uso di creme solari protettrici. Nelle giornate molto calde e afose è bene pensare ad una sosta nelle ore centrali del giorno, recuperando nelle ore più fresche del mattino e della sera. La sensazione più immediata che determina il calore è la sete, in pratica l’allarme del nostro organismo per reintegrare i sali minerali perduti col sudore. La frutta può servire bene allo scopo. Da evitare bevande troppo fredde, mentre è sempre consigliabile il tè.

Il freddo eccessivo può provocare il congelamento, che interessa soprattutto le mani e i piedi. Il primo sintomo è dato dall’arrossamento della pelle e dal dolore intenso, e si cura con frizioni e massaggi con alcool, grappa, eccetera. E’ importante un buon abbigliamento e una corretta alimentazione, che consentono al nostro organismo di risparmiare calorie, altrimenti fornitegli dai depositi degli zuccheri e di grassi esistenti nel corpo. E’ sempre bene evitare gli alcolici che, pur dando una sensazione di calore, provocano la pericolosa vasodilatazione. Un altro fattore dipendente dalla nostra volontà è il movimento che istintivamente cerchiamo di fare quando abbiamo freddo: ciò provoca un aumento di consumo di sostanze nutritive da parte dei muscoli e un conseguente aumento delle temperatura corporea.

La pioggia è sempre da tenere in considerazione. Per affrontarla l’ideale rimane l’ombrello pieghevole da portare nello zaino e le mantelle impermeabili che coprono anche lo zaino ove avremo riposto, nel caso di lunghe escursioni, un ricambio completo protetto in buste di plastica. Se si cammina sotto la pioggia indossando l’impermeabile il risultato sarà quello di non bagnarsi dalla pioggia ma dal sudore in quanto impermeabilità e traspirazione sono difficilmente conciliabili. Solo la nostra pelle è in grado di svolgere al meglio questa funzione

Il fulmine che accompagna i temporali, soprattutto quelli estivi pomeridiani, è da evitare con alcuni accorgimenti. Più l’oggetto è alto, più è vulnerabile. Alle prime avvisaglie del temporale conviene scendere, abbandonando i rilievi marcati, per portarsi in luoghi meno esposti. State alla larga da “vie ferrate”, da pareti rocciose, torrenti, alberi (specie se grandi e vecchi) e soprattutto dagli oggetti metallici, soprattutto se appuntiti, che sono conduttori di elettricità. Se raggiungete una baita o una capanna, evitate le correnti d’ aria e non state davanti al camino, ma preferibilmente al centro della stanza. Se siete all’aperto accovacciatevi, isolandovi dal suolo con corde, indumenti o zaino. Talvolta l’elettricità si scarica anche senza che il fulmine cada. Ne danno avvertimento i capelli che si rizzano, solletico e prurito nelle parti scoperte del corpo e fiammelle azzurre nell’aria.

La neve va affrontata con attrezzature adeguate (racchette, bastoncini da sci, ramponi, piccozza, ghette). La neve fresca offre un pessimo supporto, soprattutto se farinosa. Quando la neve è vecchia e con tendenza a fondere, assume una colorazione bluastra, camminarci è difficile e le valanghe sono frequenti. E meglio evitare i pendii pericolosi e gli itinerari noti per le loro valanghe, informandosi bene prima di partire. Se si è costretti ad attraversare una zona sospetta, la cosa migliore da fare è avanzare uno alla volta in modo che in caso di valanga gli altri possano prestare soccorso. In caso di neve ricordarsi di modificare le proprie tabelle di marcia.

Pronto soccorso

Ferite: dopo aver opportunamente disinfettato, si tampona la fuoriuscita di sangue in sede o apponendo un laccio emostatico a monte della ferita, e quindi si fascia il tutto con una garza o un fazzoletto.

Trauma distorsivo: è consigliabile l’applicazione sulla zona interessata di ghiaccio o acqua fresca, posizionando l’arto in riposo.

Punture di insetti: oltre a una reazione locale, in rari casi possono procurare dei veri e propri shock. L’urgenza viene risolta con un impacco di Amuchina sulla zona interessata, mantenendo inumidita la garza costantemente. Nel periodo estivo è buona norma portarsi un set monouso succhiaveleno, il metodo più efficace e sicuro nel trattamento delle morsicature da ofidi reperibile in farmacia.

Vesciche e piaghe: si possono formare facilmente nei piedi durante il cammino. Le prime vanno prevenute con calze e scarpe adeguate e se tendono a formarsi, è utile usare i cerotti, ma appena avvertito l’arrossamento, prima cioè che questo si tramuti in vescica. Altitudine: l’aumentare della quota e il diminuire della pressione atmosferica nell’organismo si provoca un aumento della pressione arteriosa che può preoccupare gli individui anziani, i sofferenti di cuore e gli ipertesi. E’ sempre opportuno salire o scendere con gradualità, acclimatandosi mano a mano. Cosa ben diversa e assai negativa è invece portarsi in quota o scendere nel giro di pochi minuti come si fa quando si usano funivie. Un sintomo dovuto alla rarefazione dell’ossigeno è il “mal di montagna”: si verifica a quote variabili da soggetto a soggetto e si manifesta con un senso di malessere, di vertigine e di debolezza.

Emergenza: i segnali di richiesta di aiuto possono essere acustici o luminosi. Le modalità di chiamata sono le seguenti: un segnale ogni dieci secondi, ripetuto per sei volte nello spazio di un minuto, con successiva pausa di un minuto e così via. La risposta è un segnale ogni venti secondi ripetuto per tre volte nello spazio di un minuto con successiva pausa di un minuto. Esistono anche segnali internazionali di soccorso terra-aria rivolti a elicotteri e aerei. Chi intercetta un segnale di soccorso è tenuto ad avvertire il Posto di chiamata o la Stazione di Soccorso Alpino più vicina.